Apr 21, 2019 Last Updated 4:40 PM, Apr 10, 2019

Landini a Castelli, ripartire da una scuola d'arte

Pubblicato in Rassegna stampa
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dal sito web rassegna.it. Castelli è un piccolo borgo di origine medievale in provincia di Teramo. Sorge su uno sperone breccioso ai piedi del Gran Sasso, tutt'intorno c'è un imponente anfiteatro di montagne, dall'altra parte il paesaggio degrada tra le colline verso il mare.

Per arrivarci bisogna lasciare la direttrice L'Aquila-Teramo che divide in due il Parco nazionale d'Abruzzo, per poi arrampicarsi su stradine erte e piene di curve, mentre da ogni angolo spuntano cartelli che indicano laboratori di ceramica. Anche in centro, tra le arcate in pietra, le insegne sono fatte di ceramica, e rivelano piccole botteghe nascose tra i vicoli. In cima al borgo vecchio c'è il Liceo Artistico F.A. Grue, e sta lì da 100 anni. Manco a dirlo, è specializzato nell'insegnamento della lavorazione delle argille e i gradini d'ingresso che portano nell'atrio sono abbelliti di ceramiche colorate.

È qui che arrivano oggi (5 aprile) la Cgil e il segretario generale Maurizio Landini, per una delle tappe del viaggio del sindacato nell'enorme cratere che ha ferito l'Italia a partire dal 2009.

A Castelli, in effetti, il terremoto di 10 anni fa ha colpito duro, così come quelli del 2016. I laboratori e i negozi hanno subìto danni enormi, in un paese in cui il turismo e la produzione di ceramica dà da mangiare a oltre il 90% della popolazione. E in cui il liceo artistico è una vera e propria istituzione. Perché è saldamente integrato nel territorio, è nato per interpretarne bisogni e aspirazioni, e anche per stimolarne le scelte.

“Prima di arrivare a Teramo, abbiamo scelto di far venire Maurizio Landini a Castelli, e più precisamente al Liceo Grue, perché è un simbolo di un territorio che vuole rinascere facendo leva proprio sulle sue particolarità ed eccellenze – ci spiega Giovanni Timoteo, segretario generale della Cgil provinciale –. Nelle aree montane, qui, abbiamo delle risorse straordinarie dal punto di vista paesaggistico, artistico e culturale. Quello che manca è invece un progetto, una riflessione collettiva e complessiva che permetta a queste ricchezze di diventare volano dello sviluppo dell'intera regione”.

La rinascita dopo il sisma, insomma può partire, oltre che dalla ricostruzione non certo conclusa e che tiene nella sola provincia di Teramo ancora 8.000 persone lontano dalle loro case, da istituzioni come l'istituto d’arte di Castelli. “Sosteniamo la battaglia del sindaco – continua Timoteo – perché il liceo venga inserito tra le cosiddette ‘scuole rare’, quelle di importanza strategica, che possono ricevere più fondi e risorse dallo Stato perché annoverate tra le eccellenze italiane”.

Questa scuola, infatti, rappresenta per il Teramano “un valore aggiunto per il rilancio di un settore centrale come quello artistico e della ceramica che ha contribuito alla crescita e può rappresentare, nuovamente, un punto da cui ripartire”. Una risorsa in cui, tra l'altro, si guarda anche al futuro, attraverso la ricerca e l'aggiornamento tecnologico di una tradizione millenaria. La scelta di puntare sul Liceo, però, per il segretario della Cgil Teramo deve essere inserita in una visione più ampia, “perché i problemi delle aree interne, come lo spopolamento, l'emigrazione, la disoccupazione e la mancanza di servizi, esistevano già prima. Ora sono stati aggravati dal terremoto, ma sono strutturali”.

“La comunità teramana deve ragionare collettivamente. Abbiamo voluto che l'Abruzzo fosse considerata la regione verde d'Europa – continua –, ma ad oggi non abbiamo ancora elaborato un progetto che proponga all'Europa questa regione come luogo di sviluppo di un turismo consapevole. Se non si agisce insieme, però, le scelte fatte finora sono inutili. Bisogna puntare su ambiente, cultura, arte e tradizioni. Solo così ci si può risollevare tutti insieme”.

Serve una strategia locale, quindi, “ma da inserire – afferma ancora Timoteo – nel solco già tracciato dalla Cgil con il Piano del lavoro e con le moltissime iniziative messe in campo dal sindacato in questi anni sulle aree interne. Si possono anche ricostruire tutte le case che sono state distrutte, ma se poi rimangono vuote è tutto inutile. Bisogna invece puntare sullo sviluppo e sul lavoro. È quello che va fatto in tutte le aree interne e in quelle colpite dal sisma”.

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